Il Nostro Patrono

Beato Giacomo Villa

Il Nostro Patrono

Fino ad oggi, la storia del Beato Giacomo Villa, patrono del Terziere Borgo Dentro, si è fondata principalmente sull’agiografia classica e sugli scritti di monsignor Fiorenzo Canuti.
Giacomo nacque a Città della Pieve nel 1270, figlio di Lucantonio da Villa e di Mustiola. La famiglia viveva in una modesta abitazione fuori Porta del Vecciano, accanto alla chiesa di Santa Maria dei Servi. Secondo la tradizione, la madre ebbe il presentimento che il bambino che portava in grembo avrebbe condotto una vita santa.

Cresciuto secondo i principi della fede cristiana, Giacomo seguì con rigore gli insegnamenti basati sulla carità e sull’aiuto ai poveri, così come gli erano stati trasmessi dai genitori. La madre, secondo la devozione popolare, è venerata come santa patrona di Chiusi.
All’età di dodici anni fu mandato a Siena, dove studiò lettere e diritto, distinguendosi in entrambe le discipline per l’ottimo profitto. Fin da giovane si dedicò con particolare attenzione ai poveri e agli ammalati, difendendo come avvocato i bisognosi e i perseguitati. Divenne Terziario Francescano e successivamente Servo di Maria.

Entrato in possesso dell’eredità paterna, si adoperò per il restauro della chiesa e per l’ampliamento e il funzionamento dell’ospedale situato fuori della porta cittadina, dove venivano accolti pellegrini e diseredati. Per il suo costante impegno a favore dei più poveri, fu soprannominato “l’Elemosiniere”.
Venuto a conoscenza del fatto che un potente di Chiusi — secondo alcuni il vescovo Matteo I — aveva usurpato i beni appartenenti all’ospedale, Giacomo si fece difensore dei diritti violati. Sostenne la causa prima davanti al tribunale di Chiusi, poi a Perugia e infine presso la corte romana. La causa si concluse con la vittoria di Giacomo, ma attirò su di lui l’odio del potente, che decise di eliminarlo.

Con il pretesto di un chiarimento, Giacomo fu convocato dall’uomo: era la sera del 15 gennaio 1304 quando alcuni sicari lo uccisero. Il suo corpo venne gettato in una fossa ai piedi di un pero selvatico e ricoperto di rami e spine.
Non vedendolo rientrare, la popolazione si allarmò. Furono alcuni pastori a ritrovare il corpo sotto l’albero che, nonostante la stagione invernale, era miracolosamente fiorito, così come i rami e le spine che lo ricoprivano.

La leggenda narra che i pastori udirono una voce che li rassicurò, rivelando che quel corpo apparteneva proprio a Giacomo Villa, ucciso per aver difeso le ragioni della Chiesa. Appresa la notizia del miracoloso ritrovamento, la gente accorse numerosa per rendere omaggio e baciare il corpo di quell’uomo di Dio, riconosciuto dal popolo come martire della giustizia.